Federico II

 

Federico II nacque il 26 dicembre 1194 a Jesi; figlio di Enrico di Hohenstaufen e di Costanza d'Altavilla, ultima discendente della dinastia normanna,  già orfano a soli quattro anni di entrambi i genitori, ereditò sia l'Impero che il Regno di Sicilia.

Gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, determinanti nella formazione della sua complessa e straordinaria personalità, Federico li trascorse a Palermo, capitale del regno normanno, già sede di un emirato arabo, in cui si erano intrecciate e avevano convissuto razze, religioni e culture diversissime.
Divenuto maggiorenne nel 1209, finalmente libero dalla tutela di papa Innocenzo III, sposò Costanza d'Aragona che  gli  portò  in  dote trecento cavalieri, grazie ai quali Federico II riuscì a riaffermare i sui diritti in Germania, sconfiggendo l'usurpatore Ottone IV di Brunswick e ripristinando pace ed ordine attraverso provvedimenti di risanamento e riorganizzazione dello stato.
Rientrato nell'amato Regno di Sicilia, nel marzo 1221 il re visitò per la prima volta la Puglia, terra ricca di boschi, fiumi e testimonianze artistiche; molto amata anche dai suoi discendenti.

Nei successivi trent'anni Federico vi fece costruire castra, palatia, domus solaciorum che tuttora imprimono un carattere inconfondibile al paesaggio agrario ed all'assetto urbanistico, costituendo una parte significativa del patrimonio artistico della regione.

Nel 1223 la capitale del regno fu trasferita da Palermo a Foggia, poiché la posizione geografica assegnava alla Puglia un ruolo strategico anche rispetto ai territori dell'impero. Divisa in quattro province per nulla omogenee, Capitanata, Terra di Bari, Terra d'Otranto e Basilicata, l'Apulia fu particolarmente coinvolta dal piano di riorganizzazione dello Stato, attuato attraverso una fitta maglia di controllo, costituita dal sistema castellare e dalla rete delle città e dei borghi, anche ripopolati, se necessario, come nel caso di Altamura e Lucera.
Un ruolo fondamentale nella gestione dei vastissimi latifondi demaniali svolsero sia le massarie regie, strutture produttive agro-pastorali, che le foreste, da cui si ricavava il legname impiegato nella costruzione dei castelli. Non minore cura fu dedicata alle coste, inserite nel piano di revisione commerciale che riservò molta attenzione ad alcune città, fra cui Brindisi, sede di un importante cantiere navale e di una zecca.

Tradizionalmente aperta agli scambi commerciali e culturali con l'opposta sponda adriatica e con i porti dell'Oriente, nell'età federiciana la Puglia vide consolidarsi questa tendenza: la fusione fra il ricco patrimonio classico e bizantino, la fertile produzione romanica e le influenze della moderna arte gotica, trovò nei protomagistri impegnati nei cantieri svevi un suo efficacissimo tramite.

Morta Costanza, da cui aveva avuto il figlio Enrico, destinato ad ereditare la corona imperiale, Federico sposò Jolanda di Brienne (Foto 5), figlia del re di Gerusalemme, che gli diede Corrado, destinato a regnare in Sicilia. Anche la terza moglie, Isabella d'Inghilterra, morì giovanissima e come Jolanda fu sepolta nella cripta della cattedrale di Andria.
Tuttavia la sola donna che probabilmente Federico amò fu Bianca Lancia, che gli diede altri figli, fra cui  Manfredi, quello che più somigliava  al padre, e che, alla sua morte, cercò disperatamente di ostacolare  gli  Angiò  nella  loro mira di conquista del Regno di Sicilia, forti della protezione del pontefice.

Alla  corte di Federico venivano coltivate molte discipline ed attività, sia artistiche che scientifiche; fra queste la musica e la poesia e la caccia col falcone, svago preferito da Federico, ma anche occasione di studio della natura, come attesta il trattato da lui redatto De arte venandi cum avibus, corredato da pregevoli miniature. Grande spazio veniva dato anche alla cura corporis, in cui l'igiene quotidiana si univa ai precetti della medicina della scuola salernitana.

Aperto ad una ampia gamma di interessi culturali, dalla matematica all'astronomia, dalle scienze naturali alla filosofia, il sovrano nel 1224 istituì a Napoli una scuola di diritto e riorganizzò la Scuola medica salernitana.
Insieme al figlio Enzo raccolse intorno alla Magna Curia di Palermo i poeti della cosiddetta "scuola siciliana", dando origine alla letteratura italiana in volgare, come venne riconosciuto sia da Dante che da Petrarca.

Alla fine degli anni '40 Federico non solo aveva subito pesanti sconfitte ma cominciava ad avere problemi di salute. Incurante dei disturbi fisici, a novembre del 1250 volle comunque partecipare ad una battuta di caccia nella zona fra Foggia e Lucera; colto da malore, il 1° dicembre 1250 fu trasportato a Castel Fiorentino, presso Torremaggiore, dove il 13 dicembre si compì la profezia che gli era stata rivelata anni addietro e che lo aveva indotto ad evitare sempre Firenze: "Tu morrai presso la porta di ferro, in un luogo che porta il nome fiore".
Papa Innocenzo IV, parlando di Federico II, aveva dichiarato: "Guai a lasciare a quest'uomo e alla sua stirpe viperina lo scettro col quale dominava il popolo di Cristo".
Le redini del regno meridionale furono assunte dal figlio Manfredi ma  l'appoggio offerto dal pontefice agli Angiò fu determinante nella lotta per il potere e il giovane svevo  nel 1266 morì combattendo presso Benevento e Clemente IV incoronò Re di Sicilia Carlo d'Angiò, fratello di Luigi re di Francia. Due anni dopo un altro discendente appena sedicenne di Federico II di Svevia, Corradino, figlio di Corrado, tentò un'ultima disperata difesa del regno meridionale contro gli angioini ma, sconfitto a Tagliacozzo, fu consegnato a Carlo d'Angiò che, dopo un sommario processo, lo fece giustiziare a Napoli il 29 ottobre 1268 nella Piazza del Mercato, mettendo fine al sogno di un duraturo governo svevo nelle amate terre del meridione d'Italia accarezzato già da Federico I Barbarossa, nonno di Federico II.

 

 

Augustale di Federico II. Museo Archeologico Nazionale, NapoliBusto ritratto di Federico II.Museo Civico, BarlettacoronaFederico II si sposa con Isabella Jolanda di BrienneIl Camaleuco di Costanza D'Aragona - tesoro della Cattedrale di Palermo